Come migliorare lo stile della tua scrittura

Questioni di stile e consigli di scrittura

Il modo in cui scriviamo fa la differenza

Ti è mai capitato di non essere soddisfatto di ciò che hai scritto e del modo in cui lo hai scritto? Domanda troppo facile, hai ragione. Se sei un comunissimo essere umano – come lo sono io – penso proprio di sì. Ed è frustrante. Molto frustrante.

Nel corso del tempo, ho capito che per scrivere bene non basta leggere molto o avere un lessico ampio e variegato. Ciò che fa – davvero – la differenza è il modo in cui disponiamo le parole sulla carta: tra mille combinazioni possibili, quasi sempre ce n’è una preferibile rispetto alle altre. Come riconoscerla? Semplice: facendo attenzione ad alcuni particolari molto interessanti – e, troppo spesso, trascurati.

Mi riferisco a quelle – più o meno piccole – sbavature di stile che molte volte commettiamo, anche in modo inconsapevole. Voglio condividere con te alcuni consigli che ti aiuteranno, fin da subito, a migliorare la tua scrittura. Buona lettura!

I concetti da tenere a mente

Sono tre i concetti che devi ricordare: chiarezza, specificità e concretezza. Perché sono così importanti? Perché sono gli strumenti che ti consentono di tenere alta l’attenzione del lettore! Soprattutto quando si parla di descrizioni.

Se ti esprimi in modo vago, diventa difficile capire ciò che vuoi dire; se ti esprimi in modo generico, viene meno il senso stesso della comunicazione; se ti esprimi in modo astratto, è impossibile immedesimarsi nelle tue parole.

Fermi tutti! Questo non significa descrivere ogni situazione nel minimo dettaglio – altrimenti, la noia è assicurata. Però, non vuole neanche dire costruire descrizioni superficiali e approssimative.

Scegli con cura quali dettagli fornire: concentrati solo su quelli più significativi, e presentali con una precisione tale che il lettore possa sentirsi realmente parte della scena.

Ma quanti devono essere, allora, i dettagli da inserire in una descrizione perché possa definirsi buona? Purtroppo, o per fortuna, non c’è una risposta precisa a questa domanda, però puoi tenere a mente questo consiglio: scegli con attenzione pochi particolari grazie ai quali evocare anche quelli mancanti. In questo modo, il lettore potrà dare il proprio contributo alla costruzione della scena.

Se una parola è inutile, non la usare!

Magari, in questo momento, potrai pensare: “Certo che non uso parole inutili! Perché mai dovrei farlo?”. Ed è vero, questo suggerimento può sembrare, all’apparenza, superfluo e scontato. Ma l’inutilità di cui parlo non è così immediata ed evidente; al contrario, è sottile e spesso difficilmente riconoscibile.

Guarda questi esempi:

  • “È un argomento che suscita interesse”;
  • “È un argomento interessante”.

Il concetto espresso dalle due frasi è identico ma, nel complesso, la seconda scorre meglio.

Facciamone altri:

  • “Ero ignaro del fatto che fosse già così tardi”;
  • “Ignoravo che fosse già così tardi”.

Meno parole rendono la frase molto più armoniosa.

Questo, attenzione, non significa che devi per forza riscrivere la stessa frase fino a ottenere la versione più breve possibile. Fallo, quando ti accorgi che con qualche parola in meno la frase potrebbe suonare meglio. Vedrai che differenza!

Dettagli non trascurabili

Hai mai sentito parlare delle strutture parallele? Questa espressione si riferisce alla ripetizione della medesima struttura sintattica o della medesima parola, utile per aumentare la leggibilità e la comprensione del testo.

In pratica, ci troviamo di fronte a una struttura parallela quando il periodo o la frase ripete lo stesso ordine delle parole, la stessa sintassi o gli stessi schemi.

Un esempio chiarirà meglio questo concetto: “Qualche anno fa preferivo le vacanze al mare, mentre oggi mi piace di più andare in montagna”.

Usando la struttura parallela, la frase diventa così: “Qualche anno fa preferivo le vacanze al mare; oggi le preferisco in montagna”.

Possiamo usare la struttura parallela anche quando abbiamo un articolo o una preposizione riferiti ai membri di una serie: in questo caso, o li facciamo precedere solo al primo termine o li ripetiamo ogni volta.

Non rispetta la struttura parallela una frase come questa: “In estate, autunno o in inverno”.

La rispettano, invece, questi due esempi:

  • “In estate, in autunno o in inverno”;
  • “In estate, autunno o inverno”.

Lo stesso principio si applica alle espressioni correlative (come, per esempio, sia, sia; non solo, ma anche e così via).

Una frase strutturata in questo modo crea confusione: “Fu sia una vacanza rilassante sia molto divertente”.

Questo esempio, invece, rispetta la stessa costruzione grammaticale: “La vacanza fu sia rilassante sia molto divertente”.

Non dividere – se possibile – i termini correlati

Ci sono elementi che possono – e che dovrebbero – essere collocati all’inizio del periodo, in modo da non dividere soggetto e verbo.

Osserva queste frasi:

  • “Anna, alla fine delle vacanze, è tornata a scuola”;
  • “Alla fine delle vacanze, Anna è tornata a scuola”.

Cosa cambia? Nel secondo caso, soggetto e verbo rimangono vicini e il flusso del discorso non è interrotto (cosa che accade nel primo esempio).

Quanto detto vale anche nel caso del pronome relativo che, il quale dovrebbe – di regola – seguire il termine a cui si riferisce.

Leggiamo spesso frasi di questo tipo: “C’era qualcosa nel suo atteggiamento che non sapevo spiegarmi” (in cui il che si riferisce a qualcosa, ma è diviso da nel suo atteggiamento). Riscrivendo la frase, tutto risulta più scorrevole: “Nel suo atteggiamento c’era qualcosa che non sapevo spiegarmi”.

Forma attiva e forma positiva

L’ultimo consiglio che ti voglio dare riguarda un diffusissimo modo di scrivere. Spesso, senza averne consapevolezza, utilizziamo la forma passiva e la forma negativa con larghissima frequenza.

Sono solo questioni di stile? Forse, ma io credo che cambino davvero l’approccio del lettore.

La forma passiva, infatti, appesantisce i periodi: richiede più parole di quelle necessarie e, nascondendo il soggetto, risulta meno immediata.

Guarda questo esempio con la forma passiva: “Le tue parole saranno da me per sempre ricordate”. Proviamo a riscriverlo con la forma attiva: “Ricorderò per sempre le tue parole”.

C’è poco da dire, la seconda frase suona meglio. La forma attiva rende più dinamico il discorso. Usala!

Le stesse considerazioni valgono quando si parla di forma positiva e forma negativa. Quest’ultima è estremamente vaga, come dimostrano questi esempi:

  • “Non è mai puntuale” (forma negativa);
  • “È sempre in ritardo” (forma positiva).

Ancora:

  • “Non è importante” (forma negativa);
  • “È insignificante” (forma positiva);
  • “La tua spiegazione non è utile” (forma negativa);
  • “La tua spiegazione è inutile” (forma positiva).

Descrivere ciò che qualcosa è, anziché ciò che non è, è molto più interessante agli occhi del lettore. La forma attiva è sinonimo di un linguaggio chiaro, diretto, preciso e sincero.

Cerca sempre il modo migliore per creare coinvolgimento ed empatia. Tenendo a mente questi consigli, sarà un po’ più facile riuscirci.