Ritmo e tecniche narrative

Ritmo e tecniche narrative

Cos’è il ritmo e perché è importante

I tempi con cui scegli di presentare gli eventi della tua storia nel corso della narrazione hanno un potere enorme: possono rallentare o, al contrario, accelerare la lettura. Se vogliamo dare una definizione di poche parole, questo è il ritmo.

Avrai notato, nella tua esperienza di lettore, che alcuni romanzi procedono in maniera molto veloce, altri più lentamente – condizionando anche i tuoi tempi di lettura.

E non è solo questione di generi diversi, lunghezze diverse o gusti personali. Anche all’interno dello stesso romanzo, non tutte le parti di cui è composto scorrono nello stesso modo.

Tralasciando l’influenza che possono avere aspetti personali come la stanchezza o la scarsa concentrazione, un motivo – indipendente da te – per cui questo accade è proprio il ritmo della storia che stai leggendo: il modo in cui l’autore ha deciso di disporre gli avvenimenti all’interno del suo romanzo.

Non è detto che un ritmo veloce sia sempre la soluzione migliore; a volte, rallentare è utile e funzionale alla narrazione. L’importante è maneggiare il ritmo con abilità, per far sì che sia il risultato di una scelta voluta e ragionata.

In questo articolo, ti spiego come lavorare al ritmo del tuo romanzo. Buona lettura!

Una premessa sul montaggio

Prima di passare ai consigli, voglio soffermarmi un momento sul montaggio di una storia.

Il montaggio, infatti, influisce sul ritmo ed è un aspetto molte volte trascurato. Di seguito, due indicazioni da tenere a mente.

La suddivisione in parti (prima parte, seconda parte ecc.) non è sempre necessaria: se tra i capitoli che si trovano in ogni parte non c’è una forte e logica connessione, meglio evitare questa struttura.

La suddivisione in capitoli, d’altra parte, non può essere casuale. L’unica regola, sempre valida, è questa: ogni capitolo deve avere senso di esistere.

Da questa considerazione, per ciò che qui ci interessa, ne derivano altre due: se all’interno di un capitolo non succede nulla, eliminalo (la sua presenza, infatti, rallenterebbe inutilmente il ritmo del tuo romanzo); se in un capitolo succedono troppe cose, dividilo (tutto scorrerà meglio e sarà più ordinato). In generale, poi, ricordati di concludere ogni capitolo con qualcosa di significativo: un colpo di scena, una scoperta, un’informazione importante e così via.

Queste piccole accortezze fanno – già da sole – un’enorme differenza. Detto questo, passiamo ai consigli!

Il primo riguarda il dialogo, cioè quello strumento con cui è possibile – tra le altre cose – dare ritmo alla pagina (per esempio, spezzando una descrizione o un passaggio narrativo troppo pieno e pesante). Per riuscire in questo scopo, però, il dialogo deve essere ben strutturato: i lunghi monologhi rallentano il ritmo; i botta e risposta lo vivacizzano.

Anche il montaggio del dialogo è in grado di influire – visivamente – sul ritmo. Come indicazione generale, ti consiglio di andare sempre a capo per ciascun personaggio che parla e di mantenere la didascalia con la battuta a cui si riferisce.

In quale altro modo puoi sfruttare il dialogo per migliorare il ritmo del tuo romanzo? Se le battute sono ben costruite, si susseguono velocemente senza che ci sia bisogno di fornire ulteriori indicazioni dopo la chiusura: attraverso le parole scelte all’interno della battuta di dialogo e la caratterizzazione del personaggio, il lettore sarà in grado di capire da sé il modo in cui quelle parole vengono pronunciate (con rabbia o con tranquillità, lentamente oppure in maniera frettolosa e così via).

Subordinazione e coordinazione

Il secondo ha a che fare con la struttura stessa delle frasi. Hai mai sentito parlare di ipotassi e paratassi?

L’ipotassi, detta anche subordinazione, è una struttura in cui le frasi che compongono il periodo si trovano in rapporto gerarchico tra di loro. C’è una frase principale e c’è una frase subordinata, che non ha senso autonomo e dipende dalla prima: “Poiché ho fame (subordinata), vado a mangiare (principale)”.

La paratassi, detta anche coordinazione, è una struttura in cui tutte le frasi si trovano sullo stesso piano e ciascuna, presa singolarmente, è grammaticalmente compiuta e dotata di senso: “Ho fame: vado a mangiare”.

Cosa c’entra tutto questo con il ritmo? A seconda della struttura che scegli, produrrai effetti diversi: la subordinazione rallenta la lettura; la coordinazione la accelera.

Sorpresa e suspense

Il terzo consiglio riguarda l’effetto sorpresa e l’effetto suspense. Non sono la stessa cosa: la sorpresa crea stupore; la suspense, tensione.

L’effetto sorpresa si verifica quando accade qualcosa che il lettore proprio non si aspetta né ha potuto immaginare in alcun modo.

La suspense, invece, agisce il due direzioni: mette il lettore nella condizione di sapere che qualcosa di importante o pericoloso sta per accadere; cerca di prolungare il più possibile il verificarsi di quell’evento (per tenere il lettore con il fiato sospeso). Di solito, è una tecnica utilizzata nei romanzi in cui è presente un narratore onnisciente – il quale, sapendo più cose sia dei personaggi sia del lettore, gioca con le informazioni aumentando il coinvolgimento.

Sorpresa e suspense incidono sul ritmo, con una differenza: la prima crea un effetto – per quanto forte – dalla durata circoscritta; la seconda prolunga quella sensazione per tutto il tempo dell’attesa.

Cosa dice Hitchcock

Hitchcock ha spiegato molto bene la differenza tra questi due effetti: “Noi stiamo parlando, c’è forse una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutt’a un tratto: boom l’esplosione. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena assolutamente normale, priva di interesse. Ora veniamo alla suspense. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perché ha visto l’anarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploderà all’una e sa che è l’una meno un quarto – c’è un orologio nella stanza –; la stessa conversazione insignificante diventa tutt’a un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: «Non dovreste parlare di cose banali, c’è una bomba sotto il tavolo che sta per esplodere da un momento all’altro». Nel primo caso abbiamo offerto al pubblico quindici secondi di sorpresa al momento dell’esplosione. Nel secondo caso gli offriamo quindici minuti di suspense. La conclusione di tutto questo è che bisogna informare il pubblico ogni volta che è possibile, tranne quando la sorpresa è un twist, cioè quando una conclusione imprevista costituisce il sale dell’aneddoto”.

In conclusione

I modi in cui il ritmo può essere valorizzato sono moltissimi – quelli elencati in precedenza non sono certo esaustivi. Anche la punteggiatura, la scelta dei vocaboli, l’uso dei tempi verbali, la sintassi, gli a capo e i salti di riga sono tutti aspetti che influenzano il ritmo della narrazione.

In questo articolo, ho voluto fornirti alcuni – tra i molti – strumenti che possono aiutarti a lavorare sul ritmo della tua storia. Se vuoi che questa arrivi al lettore esattamente nel modo in cui l’hai pensata, ogni singolo dettaglio diventa fondamentale.