Show, don’t tell: cinque modi per applicarlo

Show don't tell

Cos’è lo show, don’t tell

Costruire un personaggio è molto difficile. Presentarlo al lettore, forse, lo è ancora di più. Basta poco per cadere nella tentazione di descrivere in maniera sommaria e frettolosa qualche caratteristica (“Era simpatico”, “Era malvagio”, “Era intelligente” e così via), ritenendosi soddisfatti del proprio lavoro.

È la strada più semplice? Forse. Ma è anche quella più efficace e coinvolgente? No, non lo è.

Hai mai sentito parlare dello show, don’t tell? È una tecnica di scrittura che invita a rivelare i personaggi attraverso le loro azioni, e non descrivendoli direttamente (tradotta in italiano, infatti, significa proprio “mostra, non raccontare”).

Ciò vuol dire che invece di descrivere una caratteristica del tuo personaggio (“Era una persona golosa”) puoi trovare dei modi con cui mostrarla (magari non esce mai di casa senza qualche merendina nella borsa, oppure conclude sempre un pasto con una bella fetta di torta).

Questo è un esempio semplicissimo, ma rende evidente un dato importante: non c’è stato bisogno di descrivere la golosità del personaggio, perché è stata mostrata.

Certo, scrivere un intero romanzo senza mai ricorrere a qualche descrizione è difficile. Ogni tanto, puoi fornire un’informazione veloce oppure rivelarla attraverso un altro personaggio che esprime la sua opinione (“Anna è proprio antipatica!”).

Però, quando è possibile mostrare una caratteristica (cioè, il più delle volte), ti consiglio di farlo. In questo modo, il lettore potrà percepire da solo il personaggio e trarre le proprie conclusioni. Non sei tu, autore, a dover descrivere in modo definitivo i personaggi; è il lettore che deve formare il proprio giudizio su di loro.

È la stessa cosa che succede nella vita di tutti i giorni: puoi trovare interessante una persona che qualcun altro reputa noiosa, e viceversa. Magari descrivi l’azione di un personaggio antipatico e il lettore, che si comporta proprio in quel modo, non lo percepirà come tale ma empatizzerà con lui.

Nel momento in cui scegli di mostrare, crei una profondità nei tuoi personaggi che altrimenti difficilmente potrebbero avere.

In questo articolo, voglio suggerirti cinque modi per mostrare i personaggi attraverso le loro azioni, proponendoti, come semplice esempio, una serie di domande su di loro. Buona lettura!

Le scelte

Pensa a quante decisioni prendi ogni giorno, dalle più piccole alle più importanti. Sono molte, vero? Ecco, ogni singola scelta definisce chi sei come persona. Ricordatene, quando costruisci un personaggio. Perché questo discorso vale anche per lui. Il primo modo che hai a disposizione, infatti, è proprio quello di mostrarlo attraverso le scelte che compie.

Come reagisce alle circostanze inaspettate? Se dovesse recarsi a un appuntamento importante e il suo treno fosse in ritardo, andrebbe nel panico o cercherebbe subito una soluzione alternativa?

Come affronta un periodo di crisi emotiva, fisica o economica? Si piangerebbe addosso oppure farebbe del suo meglio per risolvere il problema?

Che lavoro ha scelto di fare? E perché ha scelto proprio quello? È soddisfatto del suo lavoro? Possiamo scoprire molte cose interessanti sulla psicologia di un personaggio rispondendo a queste domande.

Il suo stile di vita, conseguenza delle scelte che ha fatto, è importantissimo per la sua caratterizzazione.

I dialoghi

Non sottovalutare mai l’enorme potere del dialogo: è lo strumento più immediato con cui presentare al lettore un personaggio; ed è anche il secondo modo di cui ti voglio parlare.

Ogni battuta rivela molte informazioni preziose sul suo grado di istruzione, sul suo carattere, sull’ambiente in cui è cresciuto, sulla percezione che ha degli altri e di sé stesso e sulla sua personalità.

Il tuo personaggio è un chiacchierone o parla poco e malvolentieri? È diretto e schietto o esita sempre prima di dire qualcosa? Si esprime in modo formale o colloquiale?

Anche i tic verbali ci dicono molto sul carattere di un personaggio: ripete spesso formule come “eh”, “ehm”, “sai” o simili?

Interrogarti su questi aspetti ti sarà utile perché, attraverso i dialoghi, puoi mostrare la sua sicurezza o insicurezza e moltissimi altri aspetti della sua personalità, rendendolo vivo e reale.

Gli atteggiamenti

Il terzo modo riguarda il suo atteggiamento. Come si pone il tuo personaggio nei confronti degli altri?

Le insicurezze, per esempio, si mostrano in molti modi: con un’andatura esitante, toccandosi continuamente i capelli mentre parla o non guardando l’altra persona negli occhi, giusto per fare qualche esempio.

Un personaggio nervoso, invece, potrà tamburellare le dita sul tavolo con insistenza; uno annoiato sbadiglierà in continuazione e così via.

Anche le malattie possono manifestarsi attraverso i gesti, come nel caso di una persona a cui tremano le mani perché affetta dal morbo di Parkinson, per esempio.

Come vedi, anche in questo caso, sono molte le domande che puoi – e che devi – farti.

L’aspetto

Il nostro guardaroba dice molto su di noi; quello dei tuoi personaggi fa altrettanto con loro. E arriviamo così al quarto modo, quello che riguarda il loro aspetto.

Il tuo personaggio si trucca e si veste in modo da attirare l’attenzione su di sé oppure per nascondere particolari fisici che lo rendono insicuro? Usa molti gioielli o non ne indossa mai? Ha un aspetto comune e anonimo oppure stravagante o, ancora, ricercato?

L’utilizzo di un cappello per nascondere la calvizie, le scarpe con un po’ di tacco per sembrare più alti, la tinta ai capelli per cambiare il proprio colore naturale, un abbigliamento sempre costoso e ricercato o, ancora, le mani curate e sempre in ordine.

Vedi quanti modi esistono per rendere unico e riconoscibile il tuo personaggio, senza bisogno di spiegare al lettore il suo carattere?

L’ambiente circostante

L’ultimo consiglio riguarda un aspetto spesso trascurato: l’arredamento della propria abitazione o del luogo di lavoro.

Eppure, ciò che le persone (e, quindi, i personaggi) scelgono per arredare i luoghi in cui vivono o lavorano dice molto sui loro caratteri. Ed è un ottimo modo per arricchirne la personalità, mostrandola invece di raccontarla.

Sulla scrivania dell’ufficio, ci sono le foto della famiglia oppure no? In casa, ci sono solo televisori o anche libri (o, ancora, entrambi)? C’è un colore predominante all’interno dell’abitazione? L’ambiente è ordinato o disordinato?

Ma anche altri dettagli sull’ambiente circostante si rivelano utili: che genere di musica ascolta il tuo personaggio? Quali libri legge? Quali programmi guarda in televisione?

La cosa interessante è che si tratta di particolari aperti all’interpretazione del lettore: il perché di una scelta anziché di un’altra non è sempre qualcosa di certo e definitivo, ma può essere inteso in molti modi diversi (tanti quanti sono i lettori!).

In conclusione

Il compito di un autore, nel momento in cui scrive un romanzo, è creare un’esperienza da condividere con il lettore. Come? Rendendolo attivamente partecipe della narrazione.

Per questo motivo è sempre preferibile ricorrere allo show, don’t tell. Il tuo compito non è spiegare qualcosa al lettore; il tuo compito è mostrargli quello che accade e lasciarlo libero di interpretarlo come crede.